Autofficine >300m² | Istruttoria di prevenzione incendi

Il DPR151/11 ha ricompreso tra le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi tutte le autofficine con superficie >300m². Prima del DPR151/11 il limite era costituito dal numero di auto presenti in officina (max 9) e, normalmente, si ovviava alla pratica con una dichiarazione del titolare dell’attività, appunto inferiore a 9. Ora la valutazione in base alla superficie non consente scappatoie. Si consideri anche che nei 300m² sono da comprendere tutte le zone accessorie che compongono normalmente l’officina, quali uffici, magazzini e locali di servizio. Lo scorso 7 ottobre 2016 sono scaduti i termini per presentare la documentazione finale ai Comandi dei Vigili del Fuoco. Parecchie officine non sanno di questa scadenza e tante l’hanno sottovalutata. La Polizia Stradale sta però controllando a tappeto tutte le attività e, oltre alla sanzione economica, i titolari delle attività non ancora regolarizzate si trovano con una denuncia penale alla Procura della Repubblica. Non ci sono sconti.

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Deroga alla distanza dai confini per cappotto

Tutti i giorni ne scopro una nuova.

Navigando in rete ho scoperto l’esistenza della sentenza della Corte Costituzionale del 10 maggio 2012 n.114 che annulla di fatto le deroghe riguardanti le distanze dai confini previste dal D.Lgs 102/2014. Risulta infatti che i bonus volumetrici (DL102/2014 e precedente DL115/2008) quando richiamino il rispetto delle distanze minime del codice civile richiamino implicitamente anche il DM 1444 del 1968 come integrazione dello stesso (per giurisprudenza consolidata).

Sentenza Corte Costituzionale del 10 maggio 2012 n.114

 

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D.Lgs 102/2014 e millesimi di riscaldamento

I millesimi di riscaldamento riferiti al volume, alla superficie o alla potenza installata non si possono più utilizzare per ripartire i costi di riscaldamento.

Lo stabilisce l’art.9 comma 5 lettera d) D.Lgs102/2014 che obbliga alla suddivisione dei costi di riscaldamento e di acqua calda sanitaria in base ai metodi indicati nella UNI10200. Questa norma prevede la contabilizzazione del consumo volontario ed involontario.

Il consumo volontario deve essere misurato con contatori diretti o ripartitori (obbligo sull’esistente dal 2017).
Il consumo involontario (le dispersioni delle tubazioni centralizzate, tanto per intenderci) non può più essere espresso a forfait percentuale. Nel caso dei contatori diretti il consumo involontario va determinato in via preventiva mediante un calcolo energetico e in via consuntiva detraendo dall’energia inviata in rete (misuratore di centrale o gas consumato) l’energia volontaria. Determinato il consumo involontario complessivo condominiale questo va suddiviso tra i vari condomini a millesimi di fabbisogno calcolati secondo la UNI11300.
Nel caso di contabilizzazione indiretta mediante ripartitori il consumo involontario deve essere calcolato come indicato nella UNI10200 e suddiviso sempre a millesimi di fabbisogno.

I millesimi di riscaldamento di potenza installata devono essere utilizzati ancora in un solo caso: radiatori senza termoregolazione. In tutti gli altri casi servono i millesimi di riscaldamento di fabbisogno.

In caso di impianti senza termoregolazione per i quali non è misurabile la potenza (come, ad esempio i pannelli radianti) si devono usare, anche in questo caso, i millesimi di riscaldamento di fabbisogno.

Il D.Lgs.102/2014 si applica anche ai condomini esistenti che quindi dovranno adeguarsi al nuovo regime di suddivisione dei costi.

Ricordo che l’assemblea di condominio non può andare contro tale decreto in quanto si tratta di una disposizione imperativa derivante dalla L10/91. Quindi regolamenti condominiali non allineati con tale disposizione sono nulli.

– Tribunale di Milano, ord. del 30/01/2009: “l’art. 26 comma 5 L. 10/91 per evidenti connotazioni pubblicistiche che la caratterizzano essendo volta a perseguire l’obiettivo del contenimento energetico, va intesa quale norma imperativa di Legge, comunque sovraordinata ai regolamenti condominiali, sia pure contrattuali”.

– Tribunale di Roma sentenza n. 9477 del 2010: “nel contrasto tra l’interesse particolare del condomino a non vedere modificare i criteri di riparto previsti dal regolamento o dalla legge e l’interesse generale a favorire il risparmio energetico, il legislatore si è orientato nel senso di attribuire prevalenza all’interesse più aderente al concetto di utilità sociale, giungendo, per tal motivo, a modificare ed abbassare i quorum assembleari per interventi rispetto ai quali, secondo le norme del codice civile, sarebbe stata necessaria la maggioranza qualificata delle innovazioni o, addirittura, l’unanimità. Si è quindi ritenuto che le disposizioni di cui alla legge citata per il loro carattere pubblicistico prevalgono sulla disciplina privatistica, donde l’autonomia negoziale dei privati risulta limitata”

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Linee guida antilegionella

Sicuramente sarete al corrente che lo scorso maggio sono state divulgate le nuove Linee Guida nazionali per la prevenzione ed il controllo della legionellosi. (http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2362_allegato.pdf)

Tali linee guida sostituiscono completamente le precedenti nazionali del 2000 e tutte quelle regionali che negli anni si sono succedute, oltre a quelle per le strutture turistico-ricettive e termali del 04/02/05.

Tra le novità c’è l’introduzione dell’obbligatorietà della valutazione del rischio in ogni struttura nelle quali sono presenti impianti potenzialmente a rischio Legionella. Quindi in tutti gli impianti in cui c’è produzione centralizzata di acqua calda sanitaria, di trattamento dell’aria, torri evaporative, ecc. c’è l’obbligo almeno una volta ogni 2 anni di effettuare una serie di rilievi analitici e a predisporre un piano di valutazione e gestione del rischio, che comprende anche l’adozione di tecniche di prevenzione ed intervento sulla Legionella.

La consulenza per la predisposizione della documentazione necessaria deve comprendere le seguenti attività.

• Sopralluoghi per analisi dello stato di fatto e compilazione di check lists appositamente predisposte.
• Redazione e/o recupero delle planimetrie generali complete della distribuzione idrica dell’acqua calda e dell’acqua fredda.
• Redazione e/o recupero degli schemi funzionali dei vari sistemi di produzione acqua calda e trattamento acqua.
• Rilievo delle temperature ai terminali di acqua fredda e acqua calda.
• Analisi microbiologia effettuata da Laboratorio certificato.
• Compilazione finale del documento di valutazione del rischio.
• Redazione di relazione tecnica circa gli interventi da eseguire per la riduzione e la gestione del rischio.
• Redazione della procedura di gestione del rischio comprensiva di procedura di manutenzione, pulizia e sanificazione, procedura di campionamento, procedura gestione concentrazione legionella.
• Redazione del registro di controllo dei campionamenti, registro degli interventi di manutenzione, pulizia e sanificazione
• Archiviazione informatica e cartacea.

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Tariffa D1 e sistemi ibridi

Pur di vendere ci si inventa di tutto. Negli ultimi giorni ho ricevuto diverse telefonate di gente che, spinta dai venditori di sistemi ibridi (caldaia a gas + pompa di calore) vuole chiedere la tariffa elettrica sperimentale D1. È bene chiarire che la suddetta tariffa vale solo per quegli impianti che hanno come unico generatore per il riscaldamento dell’abitazione una pompa di calore. I sistemi ibridi non sono ammessi in quanto è presente anche il generatore a gas metano che non è di semplice backup, ma di supporto al funzionamento. Esiste la possibilità di avere un secondo generatore, ma questo deve essere utilizzabile unicamente in caso di guasto della pompa di calore e, quindi, alternativo ad essa. In tali situazioni, alla richiesta di adesione è necessario allegare anche un’asseverazione predisposta da tecnico abilitato, il cui fac-simile è riportato in Allegato 2 alla determina 9/2014 DIUC.

Modulo_adesione_Tariffa_D1

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Massetti in anidrite su superfici in alluminio

Prendo spunto da un quesito che mi ha posto un collega per segnalare una situazione che non mi era mai capitata sinora. Impianto radiante a pavimento posato su pannello isolante rivestito in alluminio e fissaggio tramite clips che si incastrano in tale superficie.
Tanto per intenderci mi sto riferendo a questo sistema.

Sistema pavimento eurosuper sistema

Non l’ho mai utilizzato in quanto lo ritengo, forse sbagliando, prestazionalmente inferiore alla posa su rete+clips in quanto il tubo rimane a contatto con l’isolante e non completamente immerso nel massetto. Vero che la superficie in alluminio contribuisce a riflettere il calore per irraggiamento e, quindi, potrebbe addirittura essere superiore, non ho mai approfondito questa cosa, ma il problema che è emerso è ben altro.

Sulla scheda tecnica dell’isolante è chiaramente riportato che, qualora il massetto sia realizzato in anidrite, la superficie in alluminio deve essere rivestita con telo in PE. Caspita è vero… il solfato di calcio corrode l’alluminio e quindi tra i due materiale non vi può essere contatto.

Se non viene protetto l’alluminio questo sistema non può mai essere coperto con un autolivellante, qualsiasi tipologia esso sia (e quindi non solo nel caso di massetti anidritici), così come con sabbia e cemento di tipo premiscelato. In tutti questi massetti, infatti, è contenuta anidrite in misura più o meno variabile.

Aggiornamento del 19/11/2014 grazie alla segnalazione di un collega mantovano (molto bravo).

La ditta Eurotherm, di cui ho sopra riportato una immagine tratta dal loro sito, ha solo il prodotto Eurosuper in cui l’alluminio è a diretto contatto del massetto. In tutti gli altri sistemi con tubazioni su pannello liscio quali Europlus, Euroflex e EuroTop la guaina in alluminio è di tipo multistrato già protetta con film in PE.

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La casa con i muri che respirano e l’ignoranza diffusa

Mi capita spesso di conversare con clienti e colleghi (si, davvero :-/) ed imbattermi nella leggenda metropolitana della fisica applicata all’edificio che da decenni viene tramandata senza soluzione di continuità: “I muri che respirano”. O anche una migliore: “Se posi un cappotto in polistirene su un muro esistente ti si formerà poi la muffa in quanto smette di traspirare”.
Bene se vi capita di parlare con un tecnico che vi vende quest’aria fritta potete tranquillamente accompagnarlo alla porta spiegandogli che le chiacchiere da bar non vi interessano.
È risaputo che la diffusione al vapore (traspirabilità), così si chiama “l’aria che passa dal muro”, rappresenta tra l’1 e il 2% del vapore che viene prodotto quotidianamente dall’attività umana all’interno di una abitazione.
Nelle vecchie abitazioni il ricambio d’aria e, quindi, la diluizione degli agenti inquinanti e del vapore prodotto al loro interno, era assicurata dalla mancanza di tenuta dei serramenti. Erano i serramenti a respirare, mica i muri.
Classica è la situazione di formazione di muffe dopo la sostituzione dei serramenti. Il vapore interno non ha più modo di sfogare all’esterno e va a condensare nei punti freddi delle pareti che hanno i ponti termici non protetti. Mi è capitato di vedere fenomeni del genere anche per la sostituzione della caldaia da tipo B (a tiraggio naturale e camera aperta) a tipo C (a tiraggio forzato e camera stagna).
Come smaltire allora il restante 98-99% del vapore prodotto all’interno di una abitazione? Semplice, aprendo le finestre oppure dotandosi di un impianto di ventilazione meccanica controllata. Non sperate che i muri ci riescano.
Piuttosto la finitura superficiale interna che si adotta sulla muratura può aiutare, ma non aumentando la traspirabilità, quanto funzionando da volano. Se, ad esempio, facciamo una finitura con intonaco di calce, oppure, meglio, di argilla lo strato superficiale funzionerà come una spugna e sarà in grado di accumulare parecchio vapore per poi ritornarlo all’ambiente quando le condizioni dell’aria interna lo consentiranno. Se, al contrario la finitura superficiale interna della muratura viene fatta con un materiale che non assorbe, o assorbe meno l’umidità, questo volano di sicurezza non l’avrete. L’intonaco di cemento, il cartongesso, le rasature e le pitturazioni acriliche non vi daranno alcuna mano nella gestione del vapore ambiente.
Ma veniamo alla questione cappotto. Come già accennato sopra il cappotto non modifica la traspirabilità di una muratura esistente se non in maniera ininfluente. Perché allora quando si parla di rasatura del cappotto si consigliano sempre prodotti traspiranti (silicati, silossanici, ecc.)? Il problema è l’umidità del rasante stesso, i primi strati che vengono fatti per la resinatura armata dei pannelli se vengono coperti da uno strato impermeabile quali la pittura acrilica o, peggio, al quarzo non hanno modo di liberare completamente l’umidità di costruzione e possono dar luogo a muffe e scrostamenti superficiali. Infatti il pannello retrostante non consente alcuna migrazione di vapore, se realizziamo una barriera anche verso l’esterno il danno è fatto. Altra criticità, vera, è la colla utilizzata per la posa dei pannelli. L’umidità residua non ha alcun modo di sfogare verso l’esterno e lo può fare solo verso l’interno sempre che non esista una barriera a tale migrazione.
La sintesi del mio pensiero è quindi quella di non dare ascolto a fantasticherie, ma fare analizzare lo stato di fatto ad un tecnico qualificato che vi possa consigliare al meglio cercando di diffidare nella maniera più assoluta di artigiani che si autodichiarano esperti.
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Conto termico: incentivi per collettori solari termici

Oggi vorrei parlarvi del Conto Termico, e più precisamente della possibilità di accedere all’incentivo con la installazione di collettori solari termici.
C’è da dire che la procedura non è delle più veloci, se eravamo abituati a usare il portale dell’Enea, che con due passaggi si concludeva la pratica, con il Conto Termico è tutta un’altra faccenda.
Il consiglio che posso darvi è quello di leggere bene tutto, sia il DM 28/12/12 che tutte le guide che potete trovare a questo link:

GSE – CONTO TERMICO

Il portale non è intuitivo, richiede prima cosa di registrare un utente “Operatore”, che si tratta del Soggetto Responsabile dell’impianto.
Secondo step, è la registrazione di un utente che accederà al portale per conto dell’operatore, ovvero chi effettivamente compila la pratica per conto del proprietario.
Tutta questa procedura la trovate in un documento dedicato al link soprastante.
Una volta che la registrazione è andata a buon fine, si può passare alla selezione dei tipi di intervento su cui si richiede l’incentivo.

Come vi dicevo, oggi vi volevo parlare nello specifico dell’incentivo per l’installazione dei pannelli solari (Riferimento del DM 2.c art. 4.2.d).
La durata dell’incentivo varia a seconda della superficie lorda dell’impianto, se è inferiore o uguale ai 50 mq dura 2 anni, se è inferiore ai 1000 mq dura 5 anni.
La formula per determinare l’incentivo annuo, è molto semplice: basta moltiplicare la superficie solare lorda dell’impianto con il coefficiente di valorizzazione dell’energia termica prodotta (che lo trovate all’allegato II tabella 13 del D.M.)

Facciamo un esempio:

Se avete installato un impianto solare con superficie totale di 4 mq, il vostro incentivo sarà:

4 X 170 = 680 euro/annui

Essendo poi di durata di 2 anni, il vostro incentivo totale sarà 1360 euro.

Le informazioni necessarie per la compilazione sono tante, di seguito vi riporto un elenco di cosa serve:

Dati anagrafici:

  1. Nome, cognome o ragione sociale
  2. Indirizzo residenza
  3. Codice fiscale o partita iva
  4. Numero di telefono
  5. Numero cellulare
  6. Numero fax
  7. Indirizzo email
  8. Indirizzo pec
  9. Documento di identita’

Informazioni sull’edificio oggetto dell’intervento:

  1. Indirizzo edificio
  2. Dati catastali
  3. Data di accatastamento
  4. Tipologia di edificio (condominio, appartamento, costruzione isolata ecc.)
  5. Anno di costruzione
  6. Caratteristiche costruttive (tipo di muratura, numero piani fuori terra, numero di unità immobiliari se è un condominio)
  7. Superficie utile
  8. Volume netto riscaldato

Informazioni sugli impianti:

  1. Tipo di impianto
  2. Marca, modello e potenza generatore di calore
  3. Tipologia di regolazione
  4. Tipologia di emissione (radiatori, pannelli radianti ecc.)
  5. Tipologia di distribuzione
  6. Tubazioni isolate secondo legge 10 o no?
  7. E’ presente un sistema di contabilizzazione del calore?
  8. Anno di installazione generatore di calore
  9. Luogo in cui è posizionato
  10. L’acqua calda sanitaria la produce il generatore di calore o è separata?

Informazioni sui pannelli solari:

  1. Scheda tecnica del collettore solare
  2. Numero di collettori presenti
  3. Marca e modello bollitore
  4. Circolazione naturale o forzata?
  5. Utilizzato solo per acs o anche per riscaldamento?
  6. C’è un sistema solar cooling?
  7. Il tetto è piano o inclinato?

Informazioni sulle spese:

  1. Spesa totale sostenuta per l’installazione dei collettori solari
  2. Pdf fattura e ricevuta di bonifico
  3. Fotografie dell’impianto (foto dei collettori installati, foto del bollitore ecc..almeno 5 o 6 foto)
  4. IBAN per l’accredito e swift code
  5. Data inizio e fine lavori

E di seguito vi riporto una serie di documenti che vi verrà chiesto di allegare:

  1. Asseverazione del tecnico abilitato
  2. Documentazione fotografica
  3. Scheda tecnica pannelli solari

Nel caso l’impianto superasse i 50 mq serve anche:

  1. Relazione tecnica di progetto
  2. Approvazione tecnica dell’Enea (solo per solare a concentrazione)

Una volta conclusa la compilazione, vi verrà inviata una ricevuta con un numero di pratica dedicato.
L’ultima pratica che ho inoltrato risale a febbraio 2014, ed è arrivato l’esito il 10 di ottobre.
Non sono rapidissimi, inoltre ho trovato problematiche anche per la consultazione on-line della pratica, con una serie di errori del sito che mi impossibilitavano di consultare lo stato.

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Sostituzione caldaia in impianti esistenti

Con l’arrivo dell’inverno si ricomincia a pensare al riscaldamento. Volevo quindi in questo post fare alcune riflessioni sulla sostituzione di generatori esistenti. Quali scelte fare? La detrazione fiscale del 65% valida sino al 31/12/2014 è un’ottima opportunità, quindi la scelta più semplice e immediata è quella di sostituire il generatore esistente con uno nuovo a condensazione installando contestualmente delle teste termostatiche su tutti i corpi scaldanti. Si tratta di una soluzione quasi scontata che negli ultimi anni hanno adottato in molti sulla scia delle agevolazioni attive. Volevo concentrarmi in questo articolo sulla scelta del nuovo generatore. In commercio ve ne sono una infinità di modelli, ma quali possono fornirci migliori prestazioni?

L’installazione delle teste termostatiche è obbligatoria per legge al fine di sfruttare al massimo i vantaggi delle caldaie a condensazione, nei regimi di funzionamento intermedi riducono la portata ai terminali alzando di conseguenza il dT e riducendo la temperatura di ritorno del fluido in caldaia. Pià la temperatura di ritorno è bassa e maggiore è il rendimento della caldaia che riesce a condensare di più. L’obbiettivo sono temperature inferiori a 40°C, sotto i 30°C si hanno i rendimenti massimi.

Il generatore funziona per almeno il 70% del periodo di riscaldamento a regimi intermedi e non alla potenza nominale. L’installazione delle teste termostatiche estremizza questo funzionamento. Ogni ambiente una volta in temperatura necessiterà di una potenza anche 10 volte inferiore a quella di messa a regime. E’ fondamentale che la caldaia abbia una ottima capacità di modulazione adattandosi alle richieste dell’impianto.

Ho allora fatto una breve ricerca di mercato per capire cosa offre. Ho preso in considerazione tre marchi italiani (Immerga, Baxi e Ariston) e due marchi tedeschi (Viessmann e Vaillant) e ho confrontato i dati dichiarati, giusto per capire quale in questi casi potrebbe essere la scelta migliore.

La tecnologia italiana non ha nulla da invidiare a quella tedesca. Anzi. La Viessmann Vitodens nella modulazione di potenza è la peggiore. La caldaia è la stessa da diversi anni e in questo campo non è stata migliorata. Il campo 1:4 mal si adatta alle sostituzioni, soprattutto negli impianti piccoli, dove il volano impianto è piccolo. Un’ottima soluzione è invece Baxi che a fronte di prestazioni notevoli (almeno quelle che dichiarano) offre un prezzo davvero interessante.

Giusto per chiarezza la mia opinione è relativa alla sostituzione in piccoli impianti. Per altri casi la mia opinione è sicuramente diversa soprattutto per i sistemi di regolazione. In questo campo Viessmann è su un altro pianeta, ma questa è un’altra storia…

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La regola dell’arte negli impianti

Quale è la regola dell’arte negli impianti? Per capirlo ci viene in aiuto il DM37/08 art.6 comma 1.

“Gli impianti realizzati in conformità alla vigente normativa e alle norme dell’UNI, del CEI o di altri Enti di normalizzazione appartenenti agli Stati membri dell’Unione europea o che sono parti contraenti dell’accordo sullo spazio economico europeo, si considerano eseguiti secondo la regola dell’arte.”

Le norme UNI, CEI o di altri enti, se non sono state rese cogenti da un legge, sono volontarie. Seguire le norme, anche se volontarie, vuole però dire installare secondo regola dell’arte. In caso contrario si dovrebbe dimostrare che quanto eseguito secondo standard superiori a quelli della normativa applicabile.

Meglio quindi fare sempre riferimento alle norme, anche se non cogenti.

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